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Diario
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2 settembre 2010

L’urgenza dell’azione di ITALIA POPOLARE sta nell’urgenza di difendere la Costituzione.

L’attuale situazione politica italiana rende urgente ricostruire una proposta politico-elettorale diffusa sul territorio dei cattolici democratici. ITALIA POPOLARE – NETWORK DELLE COMUNITA’ REGIONALI, www.italiapopolare.135.it, sta coordinando l’incontro tra diverse esperienze territoriali di tanti uomini e donne che si rifanno al popolarismo, all’esperienza dei democratici cristiani senza nostalgia, visibile più nella punta delle penne di taluni giornalisti che nella realtà, in forme nuove. La linea d’azione è volta a ritrovarsi in spirito di unità ed amicizia, nella condivisione di una comune piattaforma ideale fondata sui pilastri della Dottrina Sociale della Chiesa e della Carta Costituzionale: “La Costituzione è il fondamento della Repubblica. Se cade dal cuore del popolo, se non è rispettata dalle autorità politiche, se non è difesa dal governo e dal Parlamento, se è manomessa dai partiti verrà a mancare il terreno sodo sul quale sono fabbricate le nostre istituzioni e ancorate le nostre libertà(don Luigi Sturzo). Lo spirito costituzionale, costruito dal basso non può non contraddistinguere il lavoro del movimento ITALIA POPOLARE presieduto dal prof. Alberto Monticone, già Senatore della Repubblica.
Le prime due regioni che hanno già iniziato l’opera organizzativa sono Piemonte e Campania.



Per info:
GIANCARLO CHIAPELLO
Segreteria organizzativa nazionale Italia Popolare
italiapopolare@yahoo.it
011-642788

20 febbraio 2009

INTESA CIVICA POPOLARE: assemblea costitutiva. Programma

 

INTESA CIVICA POPOLARE
Assemblea costitutiva


Per una nuova speranza in politica: valori, programmi e persone al servizio del Paese”

                    Roma, 28 febbraio 2009. Auditorium CISL, via Rieti. Ore 10,00- 16,30

PROGRAMMA

Ore 10,00 Apertura dei lavori e saluti

Ore 10,15 Il senso di una Intesa per un rinnovato e originale servizio al Paese oggi.
INTERVENTI DI: Franco Mangialardi e Alberto Monticone - presidenza del comitato promotore -

Ore 10,45 Laicità cristiana e cittadinanza attiva: un tempo esigente e propizio
INTERVENTO DI: Padre Bartolomeo Sorge

Ore 11,15 Contributi per un programma e voci dal territorio

Ore 12,00 Un progetto politico civico e popolare.
INTERVENTO DI: Marco Zabotti - coordinatore del Comitato promotore -

Ore 12,30-13,30 Dibattito

Ore 13,30 Pausa

Ore 14,10 - Presentazione del documento politico-programmatico del movimento. INTERVENTO DI:
Alessandro Diotallevi

Ore 14,30 Prosegue il dibattito: interventi di singoli e gruppi aperti ad una Intesa Civica Popolare

Ore 16,00 Deliberazioni finali e conclusione

Come raggiungere l'Auditorium:

via Rieti 11 Roma

  • ·                                DALLA STAZIONE TERMINI: bus 86 per 4 fermate, scendere alla fermata Fiume e proseguire a piedi per 150 metri fino a Via Rieti
  • ·                                IN AUTO: Autostrada A1 FIRENZE-NAPOLI: Uscita Salaria, direzione centro fino a Piazza Fiume.
  • ·                                PARCHEGGI PUBBLICI: Via Mantova, Via Sicilia

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 

23 gennaio 2008

Crisi politica: riconosciamo le origini per lavorare alle soluzioni

In questi giorni in cui il governo Prodi si trova in una situazione di crisi molto si è parlato di emergenza democratica, ecc... Bisogna innanzitutto evidenziare come le difficoltà attuali non siano legate alla transitorietà di un periodo, di eventi, o altro ma appaiano come l'estremo sfilacciamento dell'impostazione politica nata dopo il 1992. Se di emergenza democratica si vuole parlare allora si deve partire da qui: l'idea di politica nata nella così detta "seconda repubblica" è legata ad uno scollamento tra idee e persone a vantaggio di queste ultime, di conseguenza i partiti  nati nell'ultimo decennio sono più grandi comitati elettorali, privi di identità o con identità "contaminate" e quindi debolissime, piuttosto che organizzazioni portatrici di una originale visione sociale: in questo modo viene meno la funzione dei partiti che accumulano sentimenti di sfiducia da parte del popolo. Interessante a tal proposito un passaggio dell'intervista di oggi al prof. De Rita, presidente del Censis, apparsa sul "Corriere della Sera": "...Prodi, in questo identico a Berlusconi, ha commesso un altro errore. Ha accettato la personalizzazione, la verticalizzazione, quindi la mediatizzazione e anche la finanziarizzazione del potere. Ovvero decisionismo - Pensa alle volte in cui Prodi in tv ha detto IO resisto, IO vado avanti - Già, per esempio. Con questo metodo è finito il parallelismo governo-popolo. Fino al 1992 il governo progettava, spiegava, il popolo capiva e alla fine accettava. Così c'è... - Un uomo solo al comando? - Esatto. Un uomo solo al comando. L'unico ad aver tentato una strada diversa fu il primo governo Amato. Poi niente. Ecco perchè il Censis descrive il corpaccione Italia ridotto a mucillagine per il 75%. Perchè c'è una società lasciata a se stessa. Una società sfilacciata proprio perchè abbandonata. Coriandoli, dice Bagnasco. Infatti io ho parlato di ritagli di umanità. Possono volare o affondare, ma certo non fanno struttura...".
Al di là di fatti contingenti occorre riconoscere questo humus su cui è nata e si è radicata la crisi della politica italiana per trovare le giuste soluzioni che si trovano ritornando innanzitutto al dettato ma anche allo spirito della Carta Costituzionale e conseguentemente alla capacità della politica di rinnovare riagganciandosi alle idee e alla passione civile che parte dal territorio dove può ricominciare anche il ricambio della classe dirigente.

10 gennaio 2008

i "dem-catt" del Pd: un destino da indipendenti di sinistra

 Il quotidiano "Avvenire" di oggi riporta un editoriale che merita attenzione perchè fa riemergere, se ce n'era bisogno, la necessità di ricostruire nella sua originalità una presenza, una rappresentanza, una rappresentatività, dei cattolici democratici, cioè di coloro che si rifanno alla tradizione politica del popolarismo. L'autore, Marco Tarquinio, parte dalle considerazioni fatte su "Europa" sul silenzio dell'area definita "demo-catt", cioè la componente cattolica del Pd, sulla questione della legge 194 e la discussione ad essa legata apertasi in queste settimane. L'attenzione è posta sulla famosa "lettera dei sessanta" dove esponenti ex popolari si schierarono a favore dei DICO, lettera considerata vero e proprio atto fondativo del Pd che l'editorialista di "Europa", Chiara Geloni, non esita a definire "eroico". Il silenzio di cui sopra secondo il quotidiano ex Margherita lo lega alla preoccupazione per l'attenzione data alla nascita di un "centro" costruito sulla base di una autentica laicità cristianamente ispirata. Più convincente appare Tarquinio che vede in quella lettera una cesura che ha determinato un cambiamento perchè essa "...ha rappresentato l'affermazione di una forte discontinuità-al limite della cesura-nei modelli di rapporto tra coscienza credente e militanza politica. Che cosa si può dire di originale sulle questioni etiche quando si sono tagliati i ponti con l'identità d'origine? Il silenzio su cui oggi ci si interroga appare la rumorosa risposta. Anzi a ben vedere - a ben ascoltare - il silenzio dei Sessanta, in quanto tali, è cominciato allora. Perchè allora s'è iniziato a percorrere una via dal tracciato rischioso, che porta - nel nome delle "ragioni degli altri", che non necessariamente sono ragionevoli e laiche e davvero di tutti - ad allontanarsi dall'ispirazione ideale e a staccarsi dalla cultura che ha generato anche quella precisa forma d'impegno. E' per questa via che si va all'irrilevanza, a un destino - citiamo ancora "europa" - da "digeriti e silenti" o, in termini politici, da "indipendenti di sinistra del nuovo secolo".
In realtà la "lettera dei Sessanta" non potrebbe essere il compimento di quello che iniziò con lo scioglimento del Partito Popolare Italiano: un'idea di contaminazione tra cultura politiche, quasi un "relativismo politico", l'errata interpretazione che una quarta fase della presenza politica dei cattolici passi attraverso l'assorbimento di una tradizione nel percorso evolutivo di natura socialdemocratica degli eredi del PCI, il tutto unito al calcolo elettoralistico della conservazione di un sempre più ristretto numero di rendite di posizione, pensando che sia sufficiente sopportare e appaltare alcune battaglie a piccoli gruppi clerico moderati mentre si è impegnati nella costruzione di correnti all'interno di partiti che si definiscono incomprensibilmente " a vocazione maggioritaria"? Queste correnti sembrano aver  abbandonato del tutto il popolarismo, essendo ormai solo più insiemi di ex. Senza zavorre, però, i cattolici democratici radicati nella base, sul territorio, possono ridare vigore al nuovo popolarismo che ha le potenzialità per concorrere a costruire un'Italia migliore, quell'Italia radicata negli articoli della Carta Costituzionale, per la cui redazione i cattolici seppero essere protagonisti.

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