.
Annunci online

 
AGORApopolare 
la piazza dei cattolici democratici. Popolari per convinzione!
<%if foto<>"0" then%>
Torna alla home page di questo Blog
 
  Ultime cose
Il mio profilo
  Feed RSS di questo blog Rss 2.0
Feed ATOM di questo blog Atom
  Popolari di Moncalieri
benecomune.net
PiuVoce.it
Osservatorio cardinal Van Thuan
Alcide De Gasperi
Istituto Sturzo
AGORApopolare su ifatti.com
AGORApopoalre su lamianotizia
AGORApopolare su polisblog
I comunicati stampa popolari
le foto di AGORApopolare su flickr
AGORApopolare su Myspace
AGORApopolare su postanotizie
Agora popolare su OKnotizie.alice
AGORApopolare su Technorati
AGORApopolare su fainformazione
AGORApopolare su ZicZac
AGORApopolare su diggita
blog cattolici
rassegna stampa camera dei deputati
  cerca

Popolari di Moncalieri

Promuovi anche tu la tua Pagina Moncalieri città per la Famiglia

Promuovi anche tu la tua Pagina


 

Diario | il pinguino | comunicati | appuntamenti | popolarismo | varie dalla rete | contatti | dai territori | organizzazione e deliberazioni |
 
Diario
1visite.

22 gennaio 2017

Italia popolare, il nome che Ncd non potrà usare: articolo apparso su isimbolidelladiscordia.it

Che il nome del Nuovo centrodestra non fosse particolarmente gradito a buona parte degli aderenti al medesimo partito, e forse allo stesso Angelino Alfano, era cosa che si poteva indovinare da mesi: lo proverebbero, per esempio, la rapida adozione del nome di Area popolare (che in un primo tempo doveva servire solo per denominare il cartello con l'Udc) e il deposito - a nome dell'attuale ministro degli esteri - di svariati marchi, ciascuno dei quali poteva presentarsi come alternativa all'etichetta attualmente in uso. Questa volta però "la svolta sarebbe davvero imminente", come ha scritto ieri Il Tempo, dando per probabile l'adozione del nome "Italia popolare": un'etichetta che, tuttavia, risulta già occupata da anni, a scapito di chi ha cercato di farla propria.
In particolare, nell'articolo firmato da Carlantonio Solimene, si legge che:
A militanti esponenti del partito Alfano dovrebbe proporre a giorni di cambiare la sigla o in Area popolare (come attualmente si chiamano i gruppi parlamentari alla Camera e al Senato) o in Italia popolare. Quest'ultima ipotesi è data in una posizione visto che Ap simboleggia un accordo politico - quello con l'Udc - che all'atto pratico non ha dato esiti elettoralmente soddisfacenti ed è già in via di disfacimento. In ogni caso ci sarà l riferimento al Partito popolare europeo, nel quale gli alfaniani si riconosceranno senza le sbandate "populiste" di alcuni cugini di Forza Italia.
Qualche fondamento la notizia potrebbe ben averlo, visto che - tra l'altro - tra i segni distintivi depositati a nome di Alfano c'era anche proprio la grafica attuale con la dicitura "Italia popolare". Quella domanda di marchio, però, risulta ancora non assegnata, dunque non si può dire tecnicamente che Alfano disponga di quell'emblema con certezza.
Al contrario, qualcuno è sicuro che quel nome il Nuovo centrodestra non possa proprio utilizzarlo. "Corre l'obbligo di ricordare che Italia popolare è stata fondata nel 2004 e ha come suo presidente il sen. prof. Alberto Monticone, come presidente onorario l'on. Gerardo Bianco e una struttura territoriale popolare che l'ha vista partecipare a competizioni elettorali locali (in Piemonte e in Campania) con simbolo del gonfalone popolare registrato dall'associazione dei Popolari di Moncalieri (Torino), in particolare con programmi aventi al centro la famiglia ex art. 29 della Costituzione, oltre che alla campagna referendaria a difesa della Costituzione stessa, 'programma di un popolo', per riprendere le parole di La Pira". A parlare è Giancarlo Chiapello, responsabile piemontese e organizzativo nazionale di Italia popolare (quella di Monticone). L'emblema, parente stretto di quello che Guido Bodrato nel 1995 schizzò per la parte di Ppi che aveva "sfiduciato" Rocco Buttiglione preferendogli Bianco, è stato depositato nel 2006 e registrato quattro anni dopo (la versione depositata come marchio, tuttavia, non contiene la dicitura "Italia popolare"). Giancarlo Chiapello, Italia PopolareChiapello, peraltro, ha già dovuto combattere per difendere la titolarità di quel nome e il primo scontro era stato con il peso massimo possibile, Silvio Berlusconi: non appena i media, all'inizio del 2011, fecero sapere che l'allora Presidente del Consiglio pensava di usare per il suo partito la denominazione "Popolari", come riferimento italiano al Partito popolare europeo, Monticone e Chiapello dichiararono immediatamente che quella parola era già occupata; tempo qualche giorno e del progetto di Berlusconi non si parlò più. Un avvertimento simile toccò a Mario Mauro, quando volle costituire i Popolari per l'Italia: attraverso contatti informali, i fondatori del nuovo partito furono avvertiti che altri Popolari esistevano già da prima e non si erano mai sciolti; Mauro decise di andare avanti comunque, ma il nome non dovette portargli fortuna più di tanto.
Nel mezzo tra i due episodi, in compenso, si colloca il caso più interessante: all'inizio di dicembre 2012, Gianni Alemanno organizzò una manifestazione intitolandola Italia popolare e più di qualcuno era pronto a giurare che l'allora sindaco di Roma fosse pronto a chiamare proprio Italia popolare un suo nuovo movimento. Anche in quell'occasione, Chiapello ricordò in una nota che il nome era già in uso: "si ritiene dunque opportuno per evitare confusioni diffidare chiunque dall'utilizzo di tale denominazione, in particolare da parte di chi è ben lontano dalla tradizione politica del popolarismo, che mai ha assunto connotazioni o interpretato posizioni di destra". Anche in quel caso, Alemanno non utilizzò più quel nome, creando invece Prima l'Italia (altra etichetta non originale, essendo stata usata come slogan nel 2012 dal Pd e vent'anni prima dalla Dc).
"Come ricordato negli anni precedenti a Berlusconi, Alemanno e Mauro - prosegue oggi Chiapello nella sua nota - il nome 'Italia popolare' appartiene a un movimento il cui statuto è depositato presso un notaio romano; oggi tocca ricordarlo all'on. Angelino Alfano, fondatore del Nuovo centrodestra". Chiapello (come Monticone e vari altri) nel 2002 aveva scelto di "restare popolare" anche quando il Ppi aveva scelto di sospendere la sua attività per confluire nella Margherita: Non stupisce, dunque, che lui voglia difendere la storia di quei "cattolici democratici che hanno ritenuto, attraverso Italia popolare, di conservare e rinnovare la presenza e l'impegno politico e culturale del Partito popolare italiano all'indomani del suo congelamento".
Non c'è ovviamente certezza che il Nuovo centrodestra scelga proprio di chiamarsi Italia popolare, del resto tra gli emblemi depositati all'Ufficio italiano brevetti e marchi c'erano varie altre versioni; per Chiapello, in ogni caso, è meglio essere prudenti e mettere le cose in chiaro dall'inizio: "Si invitano pertanto Ncd e l'on. Alfano, suo presidente - si legge alla fine della nota - a desistere dall'intenzione di perpetrare un sopruso verso un movimento esistente, i cui membri non possono che trovarsi oggi impegnati per ricostruire una nuova stagione di presenza dei cattolici in politica per superare l'attuale afonia, che troppi politici hanno accompagnato, riprendendo le parole di don Primo Mazzolari: 'né a destra, né a sinistra, né al centro, ma in alto', fuori da geometrie troppo variabili e ormai troppo vecchie". Basterà questo a far tramontare anche quest'ipotesi di usare un "nome" molto ambito, specie nel centrodestra?

21 agosto 2009

Nuovo sito internet dei POPOLARI di Moncalieri

I Popolari di Moncalieri, che fungono anche da segreteria organizzativa nazionale dei popolari di Alberto Monticone e Gerardo Bianco, hanno aperto il nuovo sito internet al fine di agevolare la conoscenza e le posizioni politiche, sicoali e culturali dei cattolici democratici autonomi che non delegano la propria rappresentanza intendendo la propria rinascita attraverso la realizzazione di un vero e proprio movimento dei territori che vede la compiuta espressione della cittadinanza nella Repubblica fondando il proprio impegno nella Carta Costituzionale e nella Dottrina Sociale della Chiesa.

Gli indirizzi per poter accedere al sito sono i seguenti:

www.popolarimoncalieri.135.it

www.popolarimoncalieri.webslab.net

 

19 agosto 2009

Sturzo: Gerardo Bianco, Per Lui Impegno Politico Esigeva Verita'

(ASCA) - Roma, 7 ago - ''In un mondo politico, come quello di oggi, in cui si gioca una partita senza ormai piu' riferimenti culturali, si sente forte la mancanza della lezione che proviene dal popolarismo sturziano''. Gerardo Bianco, democristiano di lunga data ed erede del pensiero del grande sacerdote e politico siciliano, nel ricordare Don Luigi Sturzo a cinquant'anni dalla scomparsa non ha dubbi: ''Con lo scioglimento del Ppi si consumo' il definitivo tradimento dell'ideale sturziano e scomparve per sempre un partito che fosse in grado di interpretare in maniera coerente il suo pensiero. E le conseguenze negative di quell'operazione si stanno scontando tutte''. Conversando con l'Asca, Bianco ricorda innanzitutto lo Sturzo del 1919, ''quando fondo' il Partito popolare che ebbe il merito storico di offrire ai cattolici l'opportunita' di avere una propria voce autonoma in politica''. E quanto alle accuse rivolte al prete di Caltagirone circa il fatto che quel suo partito era 'aconfessionale' solo sulla carta, rispondendo in realta' sempre ai richiami del Vaticano, Bianco le respinge al mittente: ''Sturzo, in realta' - sottolinea - risolse brillantemente quello che poteva divenire un potenziale conflitto, attraverso una mediazione che comunque garanti' la nascita e la crescita di un movimento politico cattolico che avrebbe avuto un ruolo di straordinaria importanza nel progresso anche civile e sociale del Paese''. Ma all'ex segretario del Ppi (lo guido' fra il 1995 ed il 1998), rinato dopo la fine della Democrazia cristiana, piace sottolineare due aspetti forse meno conosciuti che emergono dalla ''straordinaria miniera'' rappresentata dagli scritti di Sturzo. ''In primo luogo - spiega Bianco - egli diede grande attenzione a quello che oggi chiameremmo il problema della globalizzazione. All'indomani infatti del fallimento della Societa' delle Nazioni, e nella prospettiva di una Onu che all'inizio non sembrava potesse svolgere un ruolo importante sullo scenario internazionale, egli si pose infatti la questione di come superare i confini nazionali nell'elaborazione di proposte in grado di favorire lo sviluppo e la crescita dei popoli''. Un altro fronte sul quale Sturzo dispiego' ampiamente il suo pensiero fu poi quello - peraltro straordinariamente attuale - del rapporto fra etica privata ed etica pubblica. ''Quasi profeticamente e con assoluta intransigenza - rileva Gerardo Bianco - egli, nel corso di un lungo e poco conosciuto carteggio con il fratello, poneva l'accento sulla questione della verita' nella vita pubblica. Affermando, senza mezzi termini, che l'azione politica - in particolar modo quella dei cattolici - non poteva ammettere menzogne''. Le considerazioni dell'intellettuale democristiano si chiudono con un rammarico: ''Dopo i testi di Gabriele De Rosa, che ha rivelato i terreni piu' nascosti del pensiero sturziano - tiene a sottolineare Gerardo Bianco - si sente oggi la mancanza di studiosi che proseguano nell'approfondimento dell'opera del grande siciliano. Chissa' - si augura - che questo cinquantenario non risvegli il giusto interesse verso la sua straordinaria figura''.

21 aprile 2009

La community dei cattolici democratici: www.intesacivicapopolare.gruppi.ilcannocchiale.it

Un nuovo strumento on line per aggregare i siti, i blog, le notizie, le discussioni dei cattolici democratici impegnati nella costruzione dell'INTESA CIVICA POPOLARE il nuovo movimento laico cristianamente ispirato che si sta radicando sul territorio italiano grazie alla passione civile di tanti uomini e donne di buona volontà.
Iscrivendosi è possibile ritrovarsi e monitoriare quanto viene detto sull'INTESA:

www.intesacivicapopolare.gruppi.ilcannocchiale.it

4 marzo 2009

Alberto Monticone: intervento all'assemblea costitutiva dell'INTESA CIVICA POPOLARE

Roma, 28 febbraio

Quando nel 2003, ad un anno dallo scioglimento del PPI e dalla sua confluenza nella Margherita, insieme con Gerardo Bianco e Lino Duilio costituimmo il movimento “ Italia Popolare”, nutrivamo il desiderio di mantenere presente e viva una espressione politica, autonoma del cattolicesimo democratico e popolare, ripartendo per così dire dal basso, dal territorio, dalla città, per una via della quale ancora non scorgevamo la meta né avevamo la pretesa di saperlo fare. Eravamo preoccupati non tanto della fine di una formula partitica, quanto piuttosto dell’abbandono di un patrimonio di pensiero e di valori e del possibile inaridimento di un sentire e di una azione collettiva che avevano sperimentato successi e sconfitte, un patrimonio che aveva prodotto in forme diverse nel tempo e nel tipo e comunque autentiche e non esclusive, l’impegno civile tendenzialmente unitario di molti cattolici italiani. Non pareva infatti sufficiente, per una rifioritura avvenire secondo l’originalità delle nuove generazioni, conservare una cultura cui attingere senza offrire nel contempo gli strumenti politici che consentissero di far fruttare quella ricchezza rigenerandola nel tempo.

I primi passi di Italia Popolare furono incoraggianti, soprattutto perché si potè constatare quanto fosse diffusa nell’area cattolico democratica in ogni realtà territoriale del Paese l’attesa di una forma nuova di partecipazione e di rappresentanza, che da un lato rinnovasse in modernità di stile e di risposta alle esigenze del bene comune la vitalità della ispirazione cristiana nella laicità della politica, dall’altro si svincolasse dal crescente forzato bipolarismo, strettamente correlato alla guida carismatica di pochi capi. Alcuni di noi, ancora eletti in Parlamento come popolari nelle liste dell’Ulivo, rimasero ovviamente fedeli al mandato ricevuto e parteciparono all’attività dei gruppi parlamentari, anche quando questi furono costituiti come Margherita, ma percepirono che in quel partito si andava procedendo verso un nuovo approdo, il Partito Democratico, con una accentuazione tanto del bipolarismo quanto della personalizzazione della guida. E in effetti la nascita della nuova struttura partitica nel biennio di governo del centrosinistra tra il 2006 e il 2008, portò ad un ulteriore passo verso il bipartitismo verticistico e purtroppo anche ad un maggiore distacco tra la classe politica, chiusa nella presunta più efficace dialettica tra maggioranza ed opposizione, e la cittadinanza, chiamata a sanzionarne le scelte con il “voto utile”, quasi che le piccole minoranze non siano più utili alla democrazia, all’uguaglianza e alla libertà e non contribuiscano ad interpretare pienamente il Paese, e in modo specifico le diverse minoranze e gli “ultimi” della società e della politica.

Credo sia doveroso e giusto avere il più sincero rispetto degli ideali e dell’azione di quanti, pur nella diversità delle provenienze culturali e politiche, e per noi in modo speciale di coloro che militano da laici cristiani nel PD, tanto più in questo momento cruciale per quel partito, ma non si può non constatare che una politica riformista non può prescindere da una libera pluralità della rappresentanza e da un costante riferimento alla complessità e molteplicità del sentire dei cittadini, senza pericolose e inadatte semplificazioni, soprattutto se compiute in strutture di fatto centralizzatrici. Si aggiunga che, per tutti ma specialmente per i laici cristiani, è difficilmente praticabile un progetto politico, che debba continuamente cercare la mediazione su problemi fondamentali non per la fede ma per la concezione dell’uomo o addirittura di tenerli accantonati e riservati alla libertà di coscienza.

IP nei cinque anni del suo operare ha incontrato ed ascoltato molte realtà vive e ha partecipato a competizioni elettorali amministrative da sola o con formule civiche rispondenti alle diverse situazioni locali, ma sempre rigorosamente coerenti con la sua scelta costituzionale e democratica, con l’ispirazione cristiana e con gli orientamenti del magistero della Chiesa, ottenendo in non pochi casi propri rappresentanti specialmente giovani. La sua azione però non si è limitata ai momenti elettorali locali, si è invece ampliamente sviluppata intorno ai temi nodali della politica nazionale ed internazionale, incontrando difficoltà a mettere nel grande circuito mediatico idee, proposte ed attese, ma con la libertà, l’equilibrio e l’ardire di chi non è indotto a cercare mediazioni riduttive e solitarie o talora compromessi, ovvero ad invocare ripetutamente il diritto all’obiezione di coscienza: solo così si è in grado infatti di tendere ad una alta mediazione civile, quale appunto può esercitarsi non da singoli ma in un movimento coeso e coerente.

Ma, come ben è evidente dagli eventi degli ultimi anni, la politica italiana ha subito radicali trasformazioni, anzitutto nel metodo di governo a tutti i livelli e nei rapporti tra i cittadini e le loro rappresentanze, mentre si è affievolito in essa lo spirito della Carta costituzionale , una sorta di secolarizzazione dai valori stessi della democrazia. Il governo di legislatura di centro-destra, guidato dall’on. Berlusconi con spiccati caratteri personalistici e populistici, non del tutto estranei agli stessi oppositori, ha accentuato la tendenza al bipolarismo forzoso, alla concentrazione del potere nei partiti e nei loro capi, alla politica come grazia che scende dall’alto per gradi selettivi, alla scelta degli interessi forti, alla giustizia sociale come beneficenza.

Non sono bastati né la resistenza di gran parte delle amministrazioni regionali, provinciali e comunali, di pur diverso colore, a correggere la verticalizzazione e l’accentramento dei poteri, né l’impegno delle opposizioni, profuso su singoli rilevanti aspetti dei problemi sociali ma non adeguato a far fronte alla strategia complessiva del governo di centro destra, che in singoli ambiti e con accorta propaganda si guadagnava il consenso di un elettorato che faticava a scorgere, nello stile e nel metodo del centro-sinistra, una vera alternativa. E’ vero che la riforma costituzionale del centro-destra venne bocciata nel referendum del 2006 dopo la risicata vittoria del centro-sinistra e tuttavia proprio nella politica istituzionale e dei rapporti tra cittadini e rappresentanze la maggioranza di centro-sinistra, che pur avviava alcune importanti riforme in ambito interno ed internazionale, non si discostava nettamente dal modello dei suoi avversari. Il Paese si sentì estraneo ad una competizione che non lasciava scorgere una profonda diversità di metodo, che si esercitava tra gruppi dirigenti ristretti, che richiedeva di stare da una parte o dall’altra senza badare troppo alla pluralità dei convincimenti, che si avvaleva della specularità di un bipartitismo strisciante, che puntava al voto “utile” emarginando o assorbendo le minoranze. La crisi del governo Prodi non venne tanto per responsabilità di qualcuno: fu soprattutto conseguenza della mancata vera alternativa che potremmo chiamare civica, nel senso di recepire, interpretare e guidare le istanze dei cittadini, e che non si limitasse a racchiuderle in contenitori predisposti ovvero a chiedere l’assenso ad un programma offerto dal centro. Così vinse, non solo in maniera vistosa le elezioni politiche ma anche in alcune regioni e amministrazioni, chi aveva più abilità di presentarsi come l’uomo forte, guida di un movimento coeso e obbediente, capace di mettere a posto le cose per conto di tutti.

In una situazione nella quale la partecipazione politica è costretta a ridursi alla opzione di stare di qua o di là, non in coalizioni o schieramenti compositi ma in strutture di tipo partitico, e la rappresentanza viene scelta dai capi dei partiti senza una valutazione delle idee e delle persone da parte degli elettori, chi ha forti convincimenti ideali e valoriali non ha vera libertà di espressione.

Per i cattolici la situazione si è fatta molto difficile, proprio se non intendono essere clericali e se non vogliono né acconsentire ad un uso strumentale della religione da una parte né dall’altra ridursi a dissenso personale di coscienza su temi dirimenti nella visione dell’uomo, della persona e della comunità, secondo l’etica cristiana e i principi della Costituzione. Essere cittadini, da laici cristiani, è sempre stata una sfida per i singoli e per i gruppi, ma oggi essa è divenuta particolarmente gravosa e difficile per il rarefarsi dei luoghi di aggregazione politica con ispirazione cristiana e per il venir meno di formazione comunitaria alla cittadinanza, che porti alla assimilazione del magistero sociale della Chiesa da parte dei laici e consenta loro di tradurlo responsabilmente in azione che eviti il coinvolgimento della Chiesa stessa. Anche nel nostro Paese, e non solo per recentissime drammatiche e dolorose vicende circa la fine della vita, i rapporti tra la scienza e la visione dell’uomo, tra gli strumenti disponibili e i criteri della loro applicazione, tra l’etica personale e l’ethos civile sono entrati con forza nella politica e non possono più essere lasciati solo alle decisioni personali né demandati a valutazioni di maggioranze di partito né ovviamente a sondaggi di opinioni, che non sono ancora politica.

Oggi non è più il tempo di scrutare se vi sia uno spazio nella geografia partitica per un movimento o gruppo politico, che abbia le radici del suo impegno civile nella ispirazione e nella laicità cristiane, è piuttosto il momento cruciale nel quale interrogarsi da cattolici sul come servire il Paese per il bene comune, da una sponda per il tutto, non come individui ma in solidarietà di principi e in amichevole intesa di scelte civili. Lo sguardo dalla condizione pubblica della cittadinanza deve tornare dunque su ciascuno e su quanti già sono insieme in movimento. Il sestante della politica dei cristiani nel nostro Paese va quindi orientato a fare il punto interiore per spingersi in avanti, non per ripiegarsi sulle certezze del porto dal quale si proviene; per inventare una rotta originale al di là di schemi prefissati o cogenti; per puntare ad un approdo sicuro dal profilo caro alle speranze e agli ideali, non definito in patteggiamenti o sottaciuto; per portare la propria merce solida come contributo tra gli altri alla possibile felicità della comunità che amiamo.

Italia Popolare pertanto, conclusa una prima tappa del suo percorso, consapevole dei mutamenti della situazione del Paese e delle attese dei cittadini, nonché delle proprie inadeguatezze nel passato, eppure fedele alla sua origine e al suo disegno di servizio, si rimette in cammino in un insieme più vasto, non solo per varietà di gruppi, di persone e di iniziative, ma di motivazioni, di esperienze e di ideali, in totale coerenza con il proprio metodo di riferimento radicale alla città e al territorio e di amicizia cristiana e civile. Non sappiamo quando vedremo da vicino l’approdo – un movimento politico originale nel quale i cattolici italiani, se vogliono, possano riconoscersi ed operare insieme con libertà e responsabilità ad ogni livello – e qualcuno di noi, più di altri, può ritenere che quel momento non sarà forse per lui, ma a maggior ragione ci affrettiamo a sciogliere le vele. Più che una volontà, è per noi un dovere.

sfoglia
dicembre        gennaio