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22 gennaio 2017

Italia popolare, il nome che Ncd non potrà usare: articolo apparso su isimbolidelladiscordia.it

Che il nome del Nuovo centrodestra non fosse particolarmente gradito a buona parte degli aderenti al medesimo partito, e forse allo stesso Angelino Alfano, era cosa che si poteva indovinare da mesi: lo proverebbero, per esempio, la rapida adozione del nome di Area popolare (che in un primo tempo doveva servire solo per denominare il cartello con l'Udc) e il deposito - a nome dell'attuale ministro degli esteri - di svariati marchi, ciascuno dei quali poteva presentarsi come alternativa all'etichetta attualmente in uso. Questa volta però "la svolta sarebbe davvero imminente", come ha scritto ieri Il Tempo, dando per probabile l'adozione del nome "Italia popolare": un'etichetta che, tuttavia, risulta già occupata da anni, a scapito di chi ha cercato di farla propria.
In particolare, nell'articolo firmato da Carlantonio Solimene, si legge che:
A militanti esponenti del partito Alfano dovrebbe proporre a giorni di cambiare la sigla o in Area popolare (come attualmente si chiamano i gruppi parlamentari alla Camera e al Senato) o in Italia popolare. Quest'ultima ipotesi è data in una posizione visto che Ap simboleggia un accordo politico - quello con l'Udc - che all'atto pratico non ha dato esiti elettoralmente soddisfacenti ed è già in via di disfacimento. In ogni caso ci sarà l riferimento al Partito popolare europeo, nel quale gli alfaniani si riconosceranno senza le sbandate "populiste" di alcuni cugini di Forza Italia.
Qualche fondamento la notizia potrebbe ben averlo, visto che - tra l'altro - tra i segni distintivi depositati a nome di Alfano c'era anche proprio la grafica attuale con la dicitura "Italia popolare". Quella domanda di marchio, però, risulta ancora non assegnata, dunque non si può dire tecnicamente che Alfano disponga di quell'emblema con certezza.
Al contrario, qualcuno è sicuro che quel nome il Nuovo centrodestra non possa proprio utilizzarlo. "Corre l'obbligo di ricordare che Italia popolare è stata fondata nel 2004 e ha come suo presidente il sen. prof. Alberto Monticone, come presidente onorario l'on. Gerardo Bianco e una struttura territoriale popolare che l'ha vista partecipare a competizioni elettorali locali (in Piemonte e in Campania) con simbolo del gonfalone popolare registrato dall'associazione dei Popolari di Moncalieri (Torino), in particolare con programmi aventi al centro la famiglia ex art. 29 della Costituzione, oltre che alla campagna referendaria a difesa della Costituzione stessa, 'programma di un popolo', per riprendere le parole di La Pira". A parlare è Giancarlo Chiapello, responsabile piemontese e organizzativo nazionale di Italia popolare (quella di Monticone). L'emblema, parente stretto di quello che Guido Bodrato nel 1995 schizzò per la parte di Ppi che aveva "sfiduciato" Rocco Buttiglione preferendogli Bianco, è stato depositato nel 2006 e registrato quattro anni dopo (la versione depositata come marchio, tuttavia, non contiene la dicitura "Italia popolare"). Giancarlo Chiapello, Italia PopolareChiapello, peraltro, ha già dovuto combattere per difendere la titolarità di quel nome e il primo scontro era stato con il peso massimo possibile, Silvio Berlusconi: non appena i media, all'inizio del 2011, fecero sapere che l'allora Presidente del Consiglio pensava di usare per il suo partito la denominazione "Popolari", come riferimento italiano al Partito popolare europeo, Monticone e Chiapello dichiararono immediatamente che quella parola era già occupata; tempo qualche giorno e del progetto di Berlusconi non si parlò più. Un avvertimento simile toccò a Mario Mauro, quando volle costituire i Popolari per l'Italia: attraverso contatti informali, i fondatori del nuovo partito furono avvertiti che altri Popolari esistevano già da prima e non si erano mai sciolti; Mauro decise di andare avanti comunque, ma il nome non dovette portargli fortuna più di tanto.
Nel mezzo tra i due episodi, in compenso, si colloca il caso più interessante: all'inizio di dicembre 2012, Gianni Alemanno organizzò una manifestazione intitolandola Italia popolare e più di qualcuno era pronto a giurare che l'allora sindaco di Roma fosse pronto a chiamare proprio Italia popolare un suo nuovo movimento. Anche in quell'occasione, Chiapello ricordò in una nota che il nome era già in uso: "si ritiene dunque opportuno per evitare confusioni diffidare chiunque dall'utilizzo di tale denominazione, in particolare da parte di chi è ben lontano dalla tradizione politica del popolarismo, che mai ha assunto connotazioni o interpretato posizioni di destra". Anche in quel caso, Alemanno non utilizzò più quel nome, creando invece Prima l'Italia (altra etichetta non originale, essendo stata usata come slogan nel 2012 dal Pd e vent'anni prima dalla Dc).
"Come ricordato negli anni precedenti a Berlusconi, Alemanno e Mauro - prosegue oggi Chiapello nella sua nota - il nome 'Italia popolare' appartiene a un movimento il cui statuto è depositato presso un notaio romano; oggi tocca ricordarlo all'on. Angelino Alfano, fondatore del Nuovo centrodestra". Chiapello (come Monticone e vari altri) nel 2002 aveva scelto di "restare popolare" anche quando il Ppi aveva scelto di sospendere la sua attività per confluire nella Margherita: Non stupisce, dunque, che lui voglia difendere la storia di quei "cattolici democratici che hanno ritenuto, attraverso Italia popolare, di conservare e rinnovare la presenza e l'impegno politico e culturale del Partito popolare italiano all'indomani del suo congelamento".
Non c'è ovviamente certezza che il Nuovo centrodestra scelga proprio di chiamarsi Italia popolare, del resto tra gli emblemi depositati all'Ufficio italiano brevetti e marchi c'erano varie altre versioni; per Chiapello, in ogni caso, è meglio essere prudenti e mettere le cose in chiaro dall'inizio: "Si invitano pertanto Ncd e l'on. Alfano, suo presidente - si legge alla fine della nota - a desistere dall'intenzione di perpetrare un sopruso verso un movimento esistente, i cui membri non possono che trovarsi oggi impegnati per ricostruire una nuova stagione di presenza dei cattolici in politica per superare l'attuale afonia, che troppi politici hanno accompagnato, riprendendo le parole di don Primo Mazzolari: 'né a destra, né a sinistra, né al centro, ma in alto', fuori da geometrie troppo variabili e ormai troppo vecchie". Basterà questo a far tramontare anche quest'ipotesi di usare un "nome" molto ambito, specie nel centrodestra?

2 gennaio 2013

ITALIA CIVICA E POPOLARE: 2007, 2012, I NOSTRI SIMBOLI VERSO IL FUTURO

Da sempre abbiamo voluti rappresentare quei cattolici democratici che, consci del valore dell'identità e della coerenza, hanno voluto resistere sulle barricate delle periferie perché la tradizione del popolarismo e l'esempio dei cattolici democratici non morisse a causa dell'afonia o si disperdesse senza speranza. Oggi è tempo di mettere a disposizione generosamente una presenza, una storia, delle buone idee per il bene comune. Rappresentiamo una presenza civica qualificata perché radicata in una tradizione legata ai territori, questo è il valore aggiunto dei popolari "coraggiosi" che hanno saputo non confondersi con le troppo "scialuppe di salvataggio" che ieri come oggi vengono gettare nel mare della politica senza prospettive solo per garantire personalismi. Noi abbiamo adottato un'idea, siamo partiti popolari e non siamo tornati indietro e questo è garanzia di incontro, confronto, elaborazione, azione.






SIMBOLO DEI POPOLARI ELEZIONI AMMINISTRATIVE DI MONCALIERI 2007 per rappresentare la nostra aspirazione municipalista, il nostro impegno per le autonomie locali!!!











SIMBOLO DELLE LISTE POPOLARI PRESENTATO IN DIVERSE ELEZIONI AMMINISTRATIVE TRA IL 2008 E IL 2010 TRA PIEMONTE E CAMPANIA per marcare con forza una coerente presenza popolare e riformista!!!





Il gonfalone è registrato presso il Ministero dell'Industria come marchio tutelato, tutela che è rafforzata dal suo uso elettorale!!!
Cfr. www.popolarimoncalieri.webslab.net


2 settembre 2010

L’urgenza dell’azione di ITALIA POPOLARE sta nell’urgenza di difendere la Costituzione.

L’attuale situazione politica italiana rende urgente ricostruire una proposta politico-elettorale diffusa sul territorio dei cattolici democratici. ITALIA POPOLARE – NETWORK DELLE COMUNITA’ REGIONALI, www.italiapopolare.135.it, sta coordinando l’incontro tra diverse esperienze territoriali di tanti uomini e donne che si rifanno al popolarismo, all’esperienza dei democratici cristiani senza nostalgia, visibile più nella punta delle penne di taluni giornalisti che nella realtà, in forme nuove. La linea d’azione è volta a ritrovarsi in spirito di unità ed amicizia, nella condivisione di una comune piattaforma ideale fondata sui pilastri della Dottrina Sociale della Chiesa e della Carta Costituzionale: “La Costituzione è il fondamento della Repubblica. Se cade dal cuore del popolo, se non è rispettata dalle autorità politiche, se non è difesa dal governo e dal Parlamento, se è manomessa dai partiti verrà a mancare il terreno sodo sul quale sono fabbricate le nostre istituzioni e ancorate le nostre libertà(don Luigi Sturzo). Lo spirito costituzionale, costruito dal basso non può non contraddistinguere il lavoro del movimento ITALIA POPOLARE presieduto dal prof. Alberto Monticone, già Senatore della Repubblica.
Le prime due regioni che hanno già iniziato l’opera organizzativa sono Piemonte e Campania.



Per info:
GIANCARLO CHIAPELLO
Segreteria organizzativa nazionale Italia Popolare
italiapopolare@yahoo.it
011-642788

27 agosto 2008

L’ITALIA STRAMAZZA A TERRA E ANCHE VELTRONI GIRA A VUOTO

in FAMIGLIA CRISTIANA, n.35 del 31 agosto 2008
http://www.sanpaolo.org/fc/0835fc/0835fc03.htm

La povertà di milioni di famiglie richiede la collaborazione di tutti, per risolvere i veri problemi. Invece che perdersi nei bizantinismi della politica, a destra come a sinistra. 


Al di là di qualche malevola interpretazione dei giorni scorsi, questo giornale ha posto un problema serio e reale: la povertà di milioni di famiglie, che fanno fatica a superare la seconda settimana del mese. È la vera emergenza nazionale, cui nessuno dà risposte adeguate: dal Governo all’opposizione, persi dietro formule e formulette pur di sopravvivere politicamente. Ma il bene comune?

Milioni di italiani hanno altre problemi e priorità, con la pasta che aumenta del 30 per cento e il pane che schizza a cifre record. Mentre il Governo ci distrae con presunte emergenze, l’opposizione (sempre litigiosa, masochista e divisa su tutto) brilla per "confusione mentale" e totale assenza di proposte efficaci a favore delle famiglie dai redditi medio-bassi.

E intanto, una nuova tassa si spalma su un’Italia sempre più povera: l’inflazione. Per chi vive con stipendi da fame, o ha più figli da crescere, l’impatto è devastante. I recenti dati Istat fanno paura, ma chi li prende sul serio? La deriva sociale ed economica che soffoca milioni di famiglie, in crisi per i mutui, l’aumento dei beni di prima necessità, le spese scolastiche e sanitarie (più le tasse locali per l’abolizione dell’Ici)... sembra non scuotere la politica.Su temi che dovrebbero esserle più congeniali, la Sinistra latita e balbetta confusamente. Piuttosto che varare una solida politica familiare, il Pd si "fa male da solo" tra personalismi, incomprensioni e "guerre" tra centro e periferie. Così da rendere perfettamente inutile (se non imbarazzante) il "giro d’Italia" veltroniano. Il pullman "Salva l’Italia" ha già le ruote sgonfie, è partito senza entusiasmo. Non è affatto una risposta ai problemi degli italiani, forse potrà servire più a Veltroni in cerca di consensi per una leadership mai del tutto accettata dai suoi, e ora tornata ancora in discussione. Al retorico veltroniano: «Raccogliere lo sdegno e costruire proposte», avremmo preferito un articolato programma da presentare nelle piazze d’Italia. L’antiberlusconismo fine a sé stesso non ha mai pagato. Anzi, è stato controproducente.

In attesa d’un colpo d’ala, prima che il Pd imploda per schizofrenia o depressione sia della classe dirigente che dei suoi stessi elettori, è meglio un confronto serrato (congresso?) per una chiara linea comune, che non sia contraddetta ogni giorno. La gente di bizantinismi politici e lotte personali non ne può più, anche quelli che avevano creduto al Pd come a una forza nuova e innovativa, trasformatasi però in una "torre di Babele" (in attesa del diluvio).

Può una leadership continuare se gode solo di "appoggi con riserva"? Nel Pd le divisioni si camuffano e si stemperano nel moltiplicarsi di Fondazioni, televisioni e blog usati come clave, in perfetto stile "fratelli coltelli". Anche sulla formazione politica si litiga, in un valzer di seminari e scuole, dove c’è di tutto meno che la linea dell’opposizione, la consapevolezza della drammatica condizione di milioni di famiglie e le possibili soluzioni ai problemi del Paese.Più che giocare al "monopoli della legge elettorale" (con cui Veltroni ossessiona i suoi costituzionalisti per vincere le Europee), forse serve un Governo di unità nazionale, data la gravità dei problemi. Ci sono scelte necessarie da fare, al di là degli opposti schieramenti. Esattamente come ha fatto Sarkozy con la commissione Attali (esempio seguito positivamente dal sindaco di Roma Alemanno). È ora di concentrarsi sulle vere emergenze del Paese e collaborare tutti per il bene comune, anche con una commissione nazionale (magari presieduta da Amato e Pisanu). Prima che l’Italia stramazzi a terra, mentre Veltroni gira a vuoto per il Paese.

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