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5 gennaio 2011

PDL: MONTICONE, POPOLARI? DOV’E’ LA SOSTANZA

 (3 gennaio 2011) A seguito delle notizie di stampa apparse nella giornata odierna, che ipotizzano il cambio del nome della PDL con il nome “Popolari”, il Presidente Nazionale di “Italia Popolare”, movimento politico in diretta continuità con la presenza politica ed elettorale dei Popolari Italiani, Alberto Monticone, afferma che “l’ eventuale assunzione di nuova denominazione non è questione di etichetta, ma di sostanza. Nella nuova denominazione del partito del Presidente Berlusconi non si intravederebbe una corrispondenza tra sigla e valori del pensiero e della realtà dei cattolici italiani che hanno nel tempo operato politicamente. La parola “Popolari” ha contraddistinto a partire dalla stagione di Luigi Sturzo e attraverso le diverse realizzazioni partitiche del novecento, la sostanza di una presenza politica laica cristianamente ispirata che ancora oggi, anche se meno organizzata e più dispersa, è mantenuta viva sul territorio da gruppi e movimenti che non hanno rinunciato a tale bandiera ideale. L’idea poi di legare questa iniziativa alla presenza della PDL nel Partito Popolare Europeo è fuorviante perchè non riconosce le specificità del popolarismo italiano e le diversità anche profonde esistenti tra i partiti ad esso aderenti presenti nei diversi paesi dell’Unione Europea

19 agosto 2009

Sturzo: Gerardo Bianco, Per Lui Impegno Politico Esigeva Verita'

(ASCA) - Roma, 7 ago - ''In un mondo politico, come quello di oggi, in cui si gioca una partita senza ormai piu' riferimenti culturali, si sente forte la mancanza della lezione che proviene dal popolarismo sturziano''. Gerardo Bianco, democristiano di lunga data ed erede del pensiero del grande sacerdote e politico siciliano, nel ricordare Don Luigi Sturzo a cinquant'anni dalla scomparsa non ha dubbi: ''Con lo scioglimento del Ppi si consumo' il definitivo tradimento dell'ideale sturziano e scomparve per sempre un partito che fosse in grado di interpretare in maniera coerente il suo pensiero. E le conseguenze negative di quell'operazione si stanno scontando tutte''. Conversando con l'Asca, Bianco ricorda innanzitutto lo Sturzo del 1919, ''quando fondo' il Partito popolare che ebbe il merito storico di offrire ai cattolici l'opportunita' di avere una propria voce autonoma in politica''. E quanto alle accuse rivolte al prete di Caltagirone circa il fatto che quel suo partito era 'aconfessionale' solo sulla carta, rispondendo in realta' sempre ai richiami del Vaticano, Bianco le respinge al mittente: ''Sturzo, in realta' - sottolinea - risolse brillantemente quello che poteva divenire un potenziale conflitto, attraverso una mediazione che comunque garanti' la nascita e la crescita di un movimento politico cattolico che avrebbe avuto un ruolo di straordinaria importanza nel progresso anche civile e sociale del Paese''. Ma all'ex segretario del Ppi (lo guido' fra il 1995 ed il 1998), rinato dopo la fine della Democrazia cristiana, piace sottolineare due aspetti forse meno conosciuti che emergono dalla ''straordinaria miniera'' rappresentata dagli scritti di Sturzo. ''In primo luogo - spiega Bianco - egli diede grande attenzione a quello che oggi chiameremmo il problema della globalizzazione. All'indomani infatti del fallimento della Societa' delle Nazioni, e nella prospettiva di una Onu che all'inizio non sembrava potesse svolgere un ruolo importante sullo scenario internazionale, egli si pose infatti la questione di come superare i confini nazionali nell'elaborazione di proposte in grado di favorire lo sviluppo e la crescita dei popoli''. Un altro fronte sul quale Sturzo dispiego' ampiamente il suo pensiero fu poi quello - peraltro straordinariamente attuale - del rapporto fra etica privata ed etica pubblica. ''Quasi profeticamente e con assoluta intransigenza - rileva Gerardo Bianco - egli, nel corso di un lungo e poco conosciuto carteggio con il fratello, poneva l'accento sulla questione della verita' nella vita pubblica. Affermando, senza mezzi termini, che l'azione politica - in particolar modo quella dei cattolici - non poteva ammettere menzogne''. Le considerazioni dell'intellettuale democristiano si chiudono con un rammarico: ''Dopo i testi di Gabriele De Rosa, che ha rivelato i terreni piu' nascosti del pensiero sturziano - tiene a sottolineare Gerardo Bianco - si sente oggi la mancanza di studiosi che proseguano nell'approfondimento dell'opera del grande siciliano. Chissa' - si augura - che questo cinquantenario non risvegli il giusto interesse verso la sua straordinaria figura''.

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