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6 marzo 2009

Famiglia Cristiana: IL RUOLO DEI CATTOLICI CONTRO L'IMBARBARIMENTO

di Beppe Del Colle, in Famiglia Cristiana, 5 marzo 2009

Ovunque i cattolici entrano nel dibattito sulla immigrazione il loro discorso critico è concorde: fermiamo l'inciviltà dilagante.

Sarà perché è scoccato appena qualche settimana fa (il 18 gennaio) il 90° anniversario dell’appello di don Sturzo "A tutti gli uomini liberi e forti", e qua e là per l’Italia se ne sono fatte memoria e celebrazioni; sarà perché nel Partito democratico è stata affidata la rischiosissima investitura a successore di Veltroni a Dario Franceschini, che di quel lontanissimo avvenimento è fra gli ultimi eredi; sarà perché nel Pd è riemersa l’ipotesi che i cattolici abbiano ancora qualche possibilità di farsi ascoltare; sarà perché, fuori del Pd, un partito oggi a metà strada fra i due poli – l’Udc – sembra chiamare nuovamente a raccolta i cattolici dell’una e dell’altra parte, rifiutando il bipolarismo frammentato che domina la scena; sarà perché anche nel Centrodestra paiono emergere appelli alla "libertà di coscienza" non solo su questioni etiche, ma anche politiche e sociali: sarà per tutto questo, ma nelle ultime settimane circola una sensazione strana, non priva di nostalgie, di rimpianti e malinconie, che agita nel profondo quanti non hanno mai smesso di ritenere che la scomparsa della Dc sia stata, in realtà, un danno per la democrazia.

A Roma si è svolta sabato 28 febbraio l’assemblea costitutiva dell’Intesa civica popolare, un movimento relativamente giovane (nacque cinque anni fa, principalmente su iniziativa dello storico Alberto Monticone, allora senatore del Partito popolare) e sconosciuto alle cronache politiche; in quella occasione il padre gesuita Bartolomeo Sorge ha pronunciato un discorso, intitolato "Al bivio fra inciviltà e nuova civiltà", che meriterebbe di essere letto integralmente.È una diagnosi che parte da una profezia purtroppo avveratasi, quella di Giovanni Paolo II nell’enciclica Centesimus annus del 1991: dopo la caduta del comunismo nel 1989, e il crollo del capitalismo neoliberista tanto evidente in questi mesi, alla "civiltà dell’amore" fondata sul Vangelo si è sostituita l’«inciviltà dell’individualismo, dell’utilitarismo, degli interessi contrapposti, dei nazionalismi esasperati, degli egoismi eretti a sistema».

Padre Sorge non ha dubbi: «l’imbarbarimento della situazione» è individuabile nel modo di trattare il maggiore e più pericoloso dei problemi italiani di oggi, il confronto con l’immigrazione, condizionato «dalla paura diffusa e dal bisogno di sicurezza dei cittadini»; un modo «che non aiuta a risolvere il problema, ma lo esaspera». Di qui, il resto di una vera e propria requisitoria: l’antipolitica diventata sistema, un presidenzialismo di fatto, una diminuzione del ruolo del Parlamento, un "pensiero unico" che nega alcuni princìpi fondamentali della Costituzione.

Ovunque i cattolici, semplici cittadini o politici, uomini e donne di Chiesa a qualunque livello, entrano nel dibattito-principe (come si accoglie una popolazione "nuova", difficile da integrare, ma economicamente e demograficamente sempre più essenziale per il futuro dell’Italia) il loro discorso critico è concorde: fermiamo l’"inciviltà" dilagante.

È impossibile prevedere che cosa nascerà da questa riflessione comune. Ma parlarne nel silenzio degli altri mezzi di comunicazione è giusto. E se sono sacerdoti a farlo, come don Sturzo un secolo fa, niente di male.

12 gennaio 2009

Il Regno: democratici avviati al declino

 Repubblica — 09 gennaio 2009   
http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2009/01/09/il-regno-democratici-avviati-al-declino.html

BOLOGNA - Per i sacerdoti del Sacro Cuore di Gesù, «il Pd di Veltroni e D' Alema, con corredo di ex popolari, è avviato al declino». E «il tonfo elettorale in Abruzzo, segna un punto di non ritorno». È, questa, l' analisi politica che si legge sul «Regno», il mensile dei padri dehoniani di Bologna tradizionalmente vicino alle posizioni prodiane. Per i seguaci di padre Leone Dehon, fondatore della congregazione costituita di sacerdoti e laici consacrati, «il Pd, che in poco più di un anno ha esaurito le ragioni fondamentali della sua costituzione, è un partito senza passato e senza futuro che vive solo del presente dei suoi dirigenti, della dialettica del loro potere personale, non ha ragion d' essere». L' analisi del Regno prende spunto dal tracollo in Abruzzo (Pd sotto il 20%), per spiegare che di questa crisi Di Pietro è solo «il beneficiario, il prodotto e non la causa». Il vero problema è, invece, «la smobilitazione elettorale» del Pd: «In Abruzzo, come nelle primarie bolognesi, gli elettori del Pd non sono andati a votare». La crisi dipende dal fatto che il Pd «è involuto nei problemi della sua essenza e non è in grado di parlare al Paese un linguaggio alternativo» al governo. Il mensile sostiene poi che «non costituisce di per sé alcuna identità» sia «aprire a Casini come leader dei cattolici dopo aver ridotto a indipendenti di sinistra i cattolici democratici e gli ex popolari». Sia «interloquire con Bossi per garantirsi un compromesso federalista che conservi allo zoccolo diessino le tre regioni storiche del Pci, piuttosto che aprire un tavolo con Berlusconi sulla giustizia e arrivare a larghe intese con la coalizione di governo».

7 novembre 2008

LA COSTITUZIONE TRADITA

INTERVISTA CON IL PROFESSOR FRANCO MIANO, NUOVO PRESIDENTE DELL’AZIONE CATTOLICA, DOCENTE DI FILOSOFIA MORALE
(di Alberto Bobbio - Famiglia Cristiana, 02 novembre 2008)

Federalismo, vita, economia, immigrati: «Stiamo tradendo la nostra Carta , che ha le sue radici nella solidarietà tra i cittadini e i corpi sociali». E i cattolici devono svegliarsi.

«Il rischio maggiore che sta correndo oggi il nostro Paese? Il localismo esasperato, la fatica a mettersi insieme per risolvere i problemi, uno Stato sempre più debole e un’economia poco governata».

Parla il professor Franco Miano, docente di Filosofia morale all’Università di Roma Tor Vergata, da qualche mese nuovo presidente dell’Azione cattolica italiana, e denuncia che anche tra i cristiani c’è la tendenza a rinchiudersi in un orizzonte dorato, rilevando che in Italia «aumentano le diseguaglianze».

a.. Professore, di cosa si tratta?

«Di tradimento della Costituzione, che, invece, ha le sue radici nella solidarietà tra i cittadini e i corpi sociali».

a.. Vale anche per l’economia?

«Certo. Il capitalismo selvaggio o, come alcuni preferiscono dire, creativo, che ha portato il mondo sull’orlo della bancarotta, Italia compresa, non è quello che è stato disegnato dalla nostra Carta costituzionale».

a.. Come sta il Paese?

«È attraversato da profonde ambivalenze. Accanto a tante risorse, c’è il rischio di ulteriori chiusure. Fa fatica a risolvere insieme i problemi».

a.. Faccia un esempio...

«La lotta alla criminalità. Tutti, singolarmente, dicono di agire, sono pronti a denunciare, ma, poi, manca l’impegno per scelte comuni ed efficaci.

La stessa cosa vale per gli immigrati, ma anche per la difesa della vita.

Non ci si preoccupa di formare mentalità, opinioni pubbliche. Prevale solo l ’utile immediato e personale, non ci si spende più per ciò che ha valore di progetto comune».

a.. Sull’immigrazione si stanno sfiorando le leggi razziali...

«E sa perché? Perché non mettiamo più al centro la dignità di ogni persona, pur proclamandola a parole».

a.. Vale anche per i cristiani?

«Eccome. I cristiani in Italia, che sono pur sempre un’ampia fetta della popolazione, rischiano di vivere soltanto un cristianesimo di facciata, come se la fede non dovesse avere conseguenze sul piano della convivenza. E tra esse c’è quella di occuparsi dei poveri. Invece, purtroppo, tanti cristiani finiscono per mettersi dalla parte dei ricchi, piuttosto che da quella dei poveri».

a.. Vede un aumento delle diseguaglianze nel nostro Paese?

«Penso che l’Italia si stia dimenticando che, finché ci sarà un solo povero, sulla giustizia c’è qualche problema. Se le diseguaglianze aumentano, allora stiamo tradendo la Costituzione».

a.. Non è solo un problema di ridistribuzione del reddito?

«Lo è in parte. Perché c’è chi non ha reddito e continua a non averlo. Noi tendiamo a ridistribuire a chi ha già. Dunque, i problemi sono due: i poveri e chi finisce sotto la soglia della povertà. Ma non vedo tanta preoccupazione nella politica per i poveri».

a.. E sulle istituzioni?

«Gli uomini e le donne di Azione cattolica le hanno costruite con grande passione. Crediamo alla centralità del Parlamento. Non c’è solo il rispetto formale delle leggi per far funzionare una democrazia, ma anche il dibattito. Oggi tutto si riduce allo scontro di posizioni diverse, che non migliora il Paese. E ciò accade perché i luoghi del confronto sono stati esautorati nel loro sostanziale peso e valore. L’Azione cattolica, invece, insite perché accanto a una democrazia delle regole funzioni, e bene, una democrazia dei valori. E il Parlamento è il luogo di riferimento essenziale, dove far risuonare la vita reale della gente».

a.. Il prossimo terreno di scontro sarà il federalismo...

«È un tema delicato, perché nell’Italia delle Regioni va realizzato uno specifico riordino amministrativo, ed eventualmente anche fiscale. Ma ciò non significa consolidare l’esistente, dunque, le diseguaglianze. Così come la sussidiarietà non è semplice decentramento. Un Paese non si consolida mettendo una parte contro un’altra».

a.. Cosa insegna la crisi finanziaria?

«Tante cose. Prima di tutto che il mercato non può essere lasciato senza regole. E poi, che la politica deve dire la sua sull’economia e non, invece, lasciare che l’economia la condizioni totalmente. Infine, questa crisi pone un problema di stili di vita, e il tema della ricerca di una nuova sobrietà, che vuol dire anche vivere del proprio lavoro».

a.. Per i cristiani, in tutto ciò c’è un ruolo della parola di Dio?

«Certo, ma a volte rischia di essere solo proclamata e non vissuta. Bisogna leggerla e metterla in pratica e non lasciare che ci siano solo alcuni gruppi specializzati a studiarla. La Bibbia deve essere il libro che accompagna la vita di ogni laico cristiano, come ha detto nelle scorse settimane il Sinodo dei vescovi».

a.. Ma i laici non si sono un po’ ritirati in questi ultimi anni?

«Le grandi trasformazioni sociali e politiche hanno provocato una sorta di spaesamento nei laici, e molte volte si è preferito il silenzio. Hanno parlato i vescovi. Oggi, i laici devono recuperare il senso del loro ruolo anche nella Chiesa, senza paure».

a.. È questo il senso della lettera all’Azione cattolica dei vescovi italiani?

«Sì: i laici devono parlare forte e con chiarezza, da soli e come associazioni. Devono far risaltare di più argomenti come l’attenzione alla persona, alla vita, all’educazione, nel dibattito pubblico, dentro la Chiesa e dentro il Paese. L’Azione cattolica, diffusa in quasi tutte le parrocchie d’Italia, associazione fortemente popolare, ha davanti a sé un compito impegnativo».

30 ottobre 2008

Sulla via di Camaldoli

in "Dialoghi.net, lunedì 27 ottobre 2008
http://www.dialoghi.net/index.php/2008/10/sulla-via-di-camaldoli/


di Simone Esposito

Un “rinnovato umanesimo cristiano”: al termine di tre anni di cammino il Meic riparte con un obiettivo vertiginosamente alto, ma anche straordinariamente necessario.

L’assemblea nazionale, che si è chiusa domenica, ha approvato a larghissima maggioranza quel “Documento Camaldoli” risultato del percorso triennale che il movimento degli intellettuali di Azione cattolica ha affrontato con il contributo di tutti i suoi gruppi locali, dei suoi tanti amici e della loro esperienza nelle professioni e nell’università, con l’aiuto importante dei ragazzi della Fuci e della comunità monastica di Camaldoli. Proprio dall’eremo toscano si è voluto ripartire, e da quel “Codice” che sessant’anni fa segnò la via della ricostruzione democratica e costituzionale dell’Italia annientata dalla guerra e dal fascismo. A scrivere quelle pagine di grande storia politica e civile furono allora i Laureati cattolici: i loro eredi, più di mezzo secolo dopo, hanno provato con umiltà a seguirne il metodo per elaborare riflessioni e progetti per un paese stanco, spesso diviso, sicuramente bisognoso di cambiare per guardare al futuro.

Tra le righe del “Documento Camaldoli”, sintesi di un “Rapporto” più ampio che sarà pubblicato a breve, le proposte sono tante: un nuovo patto sociale di cittadinanza, democrazia partecipativa, riforme perché il lavoro recuperi il primato sul capitale, investimenti e non tagli per la scuola e l’università, politiche fiscali fondate sulla nozione di capacità contributiva, Tobin Tax, una nuova governance mondiale con centralità dell’Unione europea, diritto di cittadinanza più accessibile per gli immigrati, un impegno deciso per la salvaguardia dell’ambiente anche da parte della Chiesa, una laicità fondata sul dialogo.

Tante idee che devono camminare sulle gambe di tutti, soprattutto dei cristiani: il “rinnovato umanesimo” non può che essere fondato sul Vangelo. Un impegno per ogni socio del Meic, per ogni membro della grande famiglia dell’Azione cattolica.

PER APPROFONDIRE E VEDERE I DOCUMENTI DELLA X ASSEMBLEA NZIONALE DEL MEIC "VERSO LA CITTA' FUTURA": http://www.meic.net/

30 settembre 2008

La politica ha bisogno del cristianesimo

ROMA, 30 settembre (Reuters) - La politica ha bisogno del cristianesimo, sintesi tra religione, fede e vita.

E' quanto ha affermato il cardinale segretario di Stato Tarcisio Bertone nel suo intervento all'incontro "Il secolo delle fedi" oggi a Roma, a palazzo De Carolis, in occasione della presentazione dell'ultimo numero della rivista "Aspenia", periodico trimestrale di politica internazionale dell'Aspen Institute Italia.

"Per gestire la globalizzazione, la politica non necessita soltanto di un'etica ispirata alla religione, ma ha bisogno che tale religione sia razionale. Anche per questo, la politica ha bisogno del cristianesimo", ha detto il cardinale in un intervento diffuso anche in un bollettino dall'Osservatore Romano.

"Fin dai suoi albori, alla luce della sua originaria novità, il cristianesimo ha assunto, elaborato e approfondito il meglio della sapienza greca e romana, presentandosi proprio come la vittoria del pensiero umano sul mondo delle religioni del tempo", ha detto Bertone. Affermando che nel cristianesimo la razionalità è divenuta religione, "perché Dio non ha respinto la conoscenza filosofica, ma la ha assunta".

La forza che ha trasformato il cristianesimo in una religione mondiale, ha proseguito, è consistita esattamente nella sua sintesi fra ragione, fede e vita.

"Questa combinazione, così potente da rendere vera la religione che la manifesta, è anche quella che può consentire alla verità del cristianesimo di risplendere nel mondo globalizzato e nel processo di mondializzazione",

A differenza di quanto sostengono taluni, il cristianesimo non si limita a «mostrare la parte della faccia che Dio tiene rivolta verso l'Occidente, in quanto nella sua essenza esso è mondiale e risponde perfettamente alle dinamiche del mondo globalizzato", ha concluso.

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