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LE RAGIONI DEL POTERE E L`OBLIO DELL`ETICA CRISTIANA: il primo governo senza un solo ministro del mondo cattolico

da "FAMIGLIA CRISTIANA" del 14 maggio 2008
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Non era mai accaduto nella storia della Repubblica, da De Gasperi a Prodi. È questa la vera svolta del Berlusconi IV: nel Governo non c’è un solo ministro cattolico dichiarato. Neanche uno che sia espressione di associazioni e movimenti le cui radici affondano nella dottrina sociale della Chiesa. Non ci sono più i comunisti, ma sono scomparsi anche i cattolici. Se Veltroni ha risolto d’un colpo la sovrabbondanza dei partiti, Berlusconi con l’esclusione di Casini e dell’Udc ha semplificato la storia di una Repubblica cresciuta nel segno della Dc.

Il Cavaliere soffre della sindrome dei cattolici. Ritiene che i "se" e i "ma" sulle questioni etiche (dalla vita alla famiglia, dalla pace all’ambiente, dalla giustizia alla legalità, dalla sicurezza all’immigrazione) possano rallentare il cammino del suo Governo, di basso profilo ma fortemente compatto, perché alla competenza si è preferita la fedeltà. Così, nonostante le resistenze, Alfano va alla Giustizia, e Schifani, da gregario, diventa la seconda carica dello Stato.
Ma davvero i cattolici sono inaffidabili? O la loro moderazione è un sano antidoto alla voglia di usare più i muscoli che la ragione? Non stiamo parlando di riserva indiana o di quote rosa: i cattolici sono ben radicati nel Paese e sanno conciliare le ragioni della politica con quelle dell’etica cristiana. In campagna elettorale Berlusconi s’è distinto per l’"anarchia dei valori": di aborto e Dico non si doveva assolutamente parlare, mentre sugli immigrati nessuna remora all’arrembaggio.
È esattamente ciò a cui stiamo assistendo, in questi giorni, con l’effervescenza di Maroni, che a problemi seri (sicurezza e immigrazione) propone soluzioni semplicistiche, sull’onda dell’emotività. Che ne dice il competente Tremonti sul costo dell’espulsione degli immigrati clandestini e la totale scomparsa delle badanti? Se al Governo ci fossero stati Pisanu, Lupi o Formigoni avrebbero posto qualche interrogativo. Ma il Cavaliere e il principe leghista non li hanno voluti. Pisanu, in passato, s’era opposto alle bellicose intenzioni contro i "clandestini" in mare, che per lui erano invece "naufraghi da soccorrere". E non parlava solo da cristiano, era l’espressione di una politica fondata sulla dignità umana, cui la classe dirigente cattolica e democratica era stata educata.
Perché un ministro equilibrato e apprezzato come Pisanu è stato cancellato dalla naturale candidatura di presidente del Senato? Ha pagato una frase andata di traverso alla Lega o la famosa notte delle elezioni 2006, ancora avvolta da oscuri misteri? E Lupi? Ha pagato la sua cocciutaggine a difesa della dottrina sociale della Chiesa? E Formigoni, che non ama la "geometria variabile sui valori"? Lupi è stato "sterilizzato" con la vicepresidenza della Camera; il governatore della Lombardia è stato cortesemente allontanato e congelato: non hanno nulla da dire Cl e la Compagnia delle Opere?
Ma il colmo s’è raggiunto con la scomparsa del ministero della Famiglia. È più urgente il "federalismo fiscale" o il "quoziente familiare" (già finito nel limbo dell’oblio)? Alle politiche familiari non basterà certo il colpo di teatro dell’abolizione dell’Ici (quando, come?), che non porterà alcun beneficio. A un anno dal Family Day siamo al punto di partenza. Ma anche il Pd, col "Governo ombra" ha ignorato la famiglia; preferiscono trastullarsi con dualismi e correnti, nonostante il segnale netto e forte delle primarie.

Pubblicato il 16/5/2008 alle 19.24 nella rubrica Diario.

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